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Donne a perdere

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Siamo un popolo con fin troppa storia alle spalle, eppure se ci ribaltiamo all’indietro, rischiamo di piombare nel vuoto, come se avessimo soltanto un pizzico di tradizione a sostenerci.                            Ogni santissimo giorno un frastuono assordante a ricordarci l’ennesimo omicidio, suicidio, con corollario di bimbi al seguito.     Ogni maledettissimo giorno il rompicapo delle conte e dei numeri sottratti alla ragione ci parlano di follia, di malattia, di prepotenze e violenze ripetute fino alla nausea. Un giorno sì e l’altro pure siamo assaltati dalle notizie più devastanti in tema di violenze e di soprusi sulle donne, e cosa ancora più drammatica, a farne le spese quasi sempre ci sono anche i bambini, colpiti a tradimento più ancora delle loro madri. Ogni giorno siamo inondati dalle informazioni e da una comunicazione talmente urticante da sembrare insopportabile, nel tentativo di farci comprendere quanto urgente sia correre ai ripari. Eppure ai ripari nessuno corre, tan…

Scacco matto in tre mosse

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In  questi giorni qualcuno ha scritto: “Penso che il carcere sia un’invenzione stupida perché non migliora ma invece peggiora i suoi abitanti, non stimola  nessuna riconciliazione fra vittima e carnefice. Inoltre, dopo tanti anni di carcere scontato, la pena non ha più nulla a che vedere con il recupero sociale”.
Quante volte ho scritto anch’io queste parole, quante volte ho ribadito che una pena che non si piega ad alcuna utilità e scopo non farà mai sicurezza, quante volte.
Eccoci ancora qui a parlare di carcere, di galera, di sotterranei sub-urbani, di celle e morti ammazzati, di riforme inconcludenti, di urla e grida per bene silenziate.
Carcere, carcere, carcere, come se la prigione fosse la soluzione a ogni sberleffo consegnato alla vita, a ogni umiliazione sgomitata alla vita, a ogni tragedia per lo più incomprensibile.
Carcere e sovraffollamento che nuovamente sale come dato esponenziale, comprime ogni umanità, ribaltandone valori e principi universali, nell’ inutile consuetu…

La sicurezza non è uno slogan

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Ci sono le nuove elezioni in vista di arrivo, dunque i consigli dei ministri che durano la frazione di un minuto, le contumelie recitate male, i proclami roboanti come la botta di un obice. Ci sono insomma le rivendicazioni di ognuno e di ciascuno a seconda della propria casacca, per quanto riguarda le ragioni che risolvono e non vestono abitucci da effetto spostamento, ci sarà tempo domani, oppure nelle prossime elezioni.
Sul carcere c’è un dispendio di intuizioni e creatività a dir poco sbalorditive, le ricette per guarire il malato penitenziario sono molteplici e miracolose, come quelle usate con i migranti o rifugiati che dir si voglia, con gli operai licenziati, con gli altri dimezzati in lista di attesa, infine con i giovani, permanentemente in retrovia, arenati al palo dell’attesa più vana.
Costruire nuove carceri, sulla terraferma, in mezzo al mare, magari, perché no, su qualche pianeta sconosciuto come lo è per molti il carcere italiano.
Pena certa, pena che non concede treg…

Normale anormalità

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Si spara, si accoltella, si aggredisce, senza fare una piega, nella più desolante normalità. Una vera e propria a-normalità, ben vestita di giustificazioni, di attenuanti, di indifferenza ubriaca di falso moralismo, di buonismo venduto al miglior offerente.
Un giovane, un adolescente, a pochi passi da un’adultità purtroppo disacerbata, taglia la faccia a una insegnante, a una donna, alla propria docente, le affetta una guancia con la lama di un coltello.
In questa nuova puntata sul bullismo, ma che bullismo proprio non è, tutt’altro, la comunicazione permane un soggetto privato del complemento oggetto, l’informazione costantemente manipolata dalle suggestioni, piuttosto che dalle spiegazioni oggettivamente riscontrabili.
Diciassette anni non sono proprio pochi, non sono proprio anni ciechi, neppure anni irrisolti, neanche somigliano ai tredici anni domiciliati al rifiuto delle regole.
Diciassette anni hanno prossimità con la maggiore età.
Colpisce e tramortisce la “normalità” con cui…

Scorza dura e cuore tenero

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Auggie per me sta a scorza dura e cuore tenero, e certamente non vuol dire fragile, debole, sfigato, neppure risultare una vittima predestinata, tutt’altro. Ieri sono andato al cinema con la mia compagna a vedere Wonder, all’apparenza la solita americanata strappalacrime, sotto sotto un gran bel film, di quelli che quando stai seduto ti sembra di lievitare, di sentire prurito dappertutto, infine quel fastidio che si insinua sottopelle, fino a farti sobbalzare, urticante al punto da farti arrabbiare. In pratica una sequenza di immagini assorbenti che hanno saputo emozionarmi nel vero senso della parola. Il senso, il luogo, la rappresentazione, l’analisi sociologica dell’adolescenza e del  fenomeno del bullismo, tutto ben amalgamato nella storia quasi banale e ripetitiva del solito sfigato preso di mira. Invece Auggie ti stende con quella faccia dirompente nella sua diversità, irrispettosa verso ogni forma di maleducazione, creativa e intuitiva senza aggiungere piedistalli teatrali, co…

Follia adolescenziale=strabismo adulto

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Ragazzi per niente adulti che s’improvvisano guerrieri senza Dio, a fattaccio sopr-avvenuto, nella consueta dis-abitudine a consegnare contenuto e sostanza alle parole, il mondo adulto rincara la dose, come se la sola punizione fosse sufficiente a prevenire il danno. La pietà è divenuta un bene introvabile, e quando miracolosamente ci si sbatte addosso, è interpretata come una sorta di propensione al rischio dei soli adolescenti. Eppure il rischio non è una prossimità profetica, tanto meno una figura filosofica di irriducibile inaccessibilità. Violenza sul proprio pari “sfigato” perché capace di fare buona strada, sulla ragazzina troppo brava per poterle competere, sul diverso indifeso e annichilito, una violenza grezza, rivoltante, indegna, al punto da  ridurre a cose disperse le persone. Il rischio di inciampare, cadere, ostacolarsi, avvinghiarsi, colpirsi, ripararsi, avanzando, rinculando, c’è sempre e comunque nella vita di tutti i giorni, nel cammino di ognuno e di ciascuno, come…

Droga di ieri droga di oggi

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Stiamo seduti nel bel mezzo di un uragano, invece di metterci al riparo, rimaniamo a guardare gli esiti della catastrofe. Non soltanto la droga sta impattando e mettendo in crisi i fortini dell’accoglienza e della salute ritrovata nelle comunità di servizio e terapeutiche, a causa delle interminabili liste di attesa,  delle richieste di aiuto disperate che non permettono ulteriori deroghe. Addirittura sta ritornando la droga di ieri, ben mischiata e amalgamata a quella di oggi,   L’eroina è nuovamente tra noi, è vero che non se n’è mai andata, ma adesso sgomita e spinge avanti, come faceva in passato senza troppe cortesie. Un tempo chi la bucava, sniffava, fumava, lo faceva per un moto prettamente protestatario, contestatario, una sorta di rivolta autodistruttiva per non rimanere invischiati nelle ingiustizie sociali che stavano preparando terreno fertile per l’estinzione di una intera generazione. Oggi chi si sbomballa con la roba, non lo fa certo per una insubordinazione alla regol…