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A volte è troppo tardi

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Nel nostro paese oramai è consuetudine l’accettazione di uno stato che veste il grembiule da oste, vendendo e anche svendendo alcol  sottobanco, come se fosse del tutto naturale vedere un minore sbomballato di beveroni dai mille colori. Uno stato che veste i panni del biscazziere, di colui che fa giocare d’azzardo ma con voce suadente avverte grandi e piccini di giocare con testa e cognizione, perché potrebbe diventare patologicamente-estremamente-pericoloso.
Uno Stato costantemente in balia dei venti provenienti da sinistra ma pure da destra, i quali vorrebbero aggiungere al male fin qui concesso, fin’anche un pò di roba legalizzata, per farne uso e chiaramente abuso ricreativo.
Insomma siamo un paese che non intende farsi mancare niente, ma proprio niente. I capitolati economici hanno il potere insindacabile di fare e disfare in tema di salute e sicurezza, sono le entrate che fanno propendere per una tesi o per l’altra, non certamente che la droga fa male, che la droga scientificam…

Educare non significa indottrinare

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In un paese che forse non è più paese ma un territorio di scorribande pseudo-intellettuali, di nostalgiche intenzioni, ecco spuntare dalle sterpaglie grammaticali la nuova ricreazione. Ce n'era davvero bisogno. In Rai il Saviano nazionale tiene una lezione agli studenti, una lezione, badate bene, non una testimonianza, una lezione, il che farebbe pensare a un incontro a tutto tondo, dove la tesi,  sta seduta educatamente a fianco della eventuale antitesi, per approdare a una sintesi vestita di reciprocità e comunione di intenti, non certamente al solito sermone a senso unico, restando poi in silenzio per copione e non per propria volontà.  Indipendentemente dalla tesi che l’interlocutore vuole portare avanti, sarebbe bene, di fronte agli adolescenti soprattutto, tenere un registro di equità ed equilibrio, non solamente con sfoggio di aggettivi ricercati, congiuntivi  corretti e superlativi assoluti tutti da verificare, nell’intento di sostenere uno slogan a favore delle canne sta…

Il mare, l’inquietudine, l’indifferenza

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Stamattina un caro amico mi ha detto: ma hai visto Salvini cosa sta facendo, ma come è possibile esser cosi' disumani. In tutta sincerità non sono un celodurista tanto meno un pentamaravigliao, però siccome ne avevo le scatole piene prima di commenti bucolici e biasimi da sepolcri imbiancati, anche adesso ne ho le scatole arcipiene di scandalismi a buon mercato. So benissimo che l'accoglienza e la promozione umana passano da questa sottilissima cruna dell'ago, altrettanto bene sento tutta la responsabilità insita nel dovere di salvare quante più vite umane possibili,  legge o non legge del mare ci imponga di fare, soprattutto quando si tratta di donne e di bambini al macero. Detto questo però è necessario fare un po’ di pulizia alle parole spese male, alle punteggiature di comodo, alle filosofie di questo o quell’altro autore d’eccellenza. Qualche tempo addietro stavamo sulle alabarde perché l’inondazione dell’essere era a dir poco impressionante, poi ci stavamo ancora pe…

Donne a perdere

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Siamo un popolo con fin troppa storia alle spalle, eppure se ci ribaltiamo all’indietro, rischiamo di piombare nel vuoto, come se avessimo soltanto un pizzico di tradizione a sostenerci.                            Ogni santissimo giorno un frastuono assordante a ricordarci l’ennesimo omicidio, suicidio, con corollario di bimbi al seguito.     Ogni maledettissimo giorno il rompicapo delle conte e dei numeri sottratti alla ragione ci parlano di follia, di malattia, di prepotenze e violenze ripetute fino alla nausea. Un giorno sì e l’altro pure siamo assaltati dalle notizie più devastanti in tema di violenze e di soprusi sulle donne, e cosa ancora più drammatica, a farne le spese quasi sempre ci sono anche i bambini, colpiti a tradimento più ancora delle loro madri. Ogni giorno siamo inondati dalle informazioni e da una comunicazione talmente urticante da sembrare insopportabile, nel tentativo di farci comprendere quanto urgente sia correre ai ripari. Eppure ai ripari nessuno corre, tan…

Scacco matto in tre mosse

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In  questi giorni qualcuno ha scritto: “Penso che il carcere sia un’invenzione stupida perché non migliora ma invece peggiora i suoi abitanti, non stimola  nessuna riconciliazione fra vittima e carnefice. Inoltre, dopo tanti anni di carcere scontato, la pena non ha più nulla a che vedere con il recupero sociale”.
Quante volte ho scritto anch’io queste parole, quante volte ho ribadito che una pena che non si piega ad alcuna utilità e scopo non farà mai sicurezza, quante volte.
Eccoci ancora qui a parlare di carcere, di galera, di sotterranei sub-urbani, di celle e morti ammazzati, di riforme inconcludenti, di urla e grida per bene silenziate.
Carcere, carcere, carcere, come se la prigione fosse la soluzione a ogni sberleffo consegnato alla vita, a ogni umiliazione sgomitata alla vita, a ogni tragedia per lo più incomprensibile.
Carcere e sovraffollamento che nuovamente sale come dato esponenziale, comprime ogni umanità, ribaltandone valori e principi universali, nell’ inutile consuetu…

La sicurezza non è uno slogan

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Ci sono le nuove elezioni in vista di arrivo, dunque i consigli dei ministri che durano la frazione di un minuto, le contumelie recitate male, i proclami roboanti come la botta di un obice. Ci sono insomma le rivendicazioni di ognuno e di ciascuno a seconda della propria casacca, per quanto riguarda le ragioni che risolvono e non vestono abitucci da effetto spostamento, ci sarà tempo domani, oppure nelle prossime elezioni.
Sul carcere c’è un dispendio di intuizioni e creatività a dir poco sbalorditive, le ricette per guarire il malato penitenziario sono molteplici e miracolose, come quelle usate con i migranti o rifugiati che dir si voglia, con gli operai licenziati, con gli altri dimezzati in lista di attesa, infine con i giovani, permanentemente in retrovia, arenati al palo dell’attesa più vana.
Costruire nuove carceri, sulla terraferma, in mezzo al mare, magari, perché no, su qualche pianeta sconosciuto come lo è per molti il carcere italiano.
Pena certa, pena che non concede treg…

Normale anormalità

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Si spara, si accoltella, si aggredisce, senza fare una piega, nella più desolante normalità. Una vera e propria a-normalità, ben vestita di giustificazioni, di attenuanti, di indifferenza ubriaca di falso moralismo, di buonismo venduto al miglior offerente.
Un giovane, un adolescente, a pochi passi da un’adultità purtroppo disacerbata, taglia la faccia a una insegnante, a una donna, alla propria docente, le affetta una guancia con la lama di un coltello.
In questa nuova puntata sul bullismo, ma che bullismo proprio non è, tutt’altro, la comunicazione permane un soggetto privato del complemento oggetto, l’informazione costantemente manipolata dalle suggestioni, piuttosto che dalle spiegazioni oggettivamente riscontrabili.
Diciassette anni non sono proprio pochi, non sono proprio anni ciechi, neppure anni irrisolti, neanche somigliano ai tredici anni domiciliati al rifiuto delle regole.
Diciassette anni hanno prossimità con la maggiore età.
Colpisce e tramortisce la “normalità” con cui…