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Sul carcere e sulla pena. Non è un film

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Sul carcere c’è sempre più confusione, sempre maggiore disinformazione, lo scollamento tra dentro e fuori è davvero allarmante, non consente di auspicare quel cambiamento che invece non è più rinviabile, se vogliamo che le persone che escono siano migliori di quando sono entrate. Occorre intervenire per delineare nuove assi di coordinamento sociale finalmente condivise e partecipate, affinché si possa parlare del carcere e della pena non più solamente con grammatiche emergenziali o interventi sgrammaticati, ma con un progetto che metta in condizione di esser riconosciuti nei propri ruoli e come persone: operatori e detenuti. In queste righe c’è il tentativo di formulare un momento di riflessione, per fare tesoro delle  intuizioni e creatività di ognuno e di ciascuno, per concretizzare la possibilità di restare ancorati alla reale sostanza delle cose, infatti il carcere non è assolutamente quello dei films, tanto meno quello della pancia al bar sport. Bisognerà prendere coscien...

La morte e l'indifferenza

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La testa mi scalcia alla base del collo, un fastidio persistente, una sofferenza scomposta, una ferita che non rimargina, sanguina e non consente alcuna consolazione. Da ore si susseguono le cataste di parole imbarazzanti, gestualità rubamazzetti dagli aggettivi altisonanti, recitazioni di urla e grida di indignazione. Da giorni il corteo dei commiati alla vita rubata fanno ingresso nelle case di ogni cittadino, certamente anche di quelli che hanno visto passando oltre. La ragazza è incollata al catrame dell’asfalto, bruciata viva, carbonizzata come la coscienza di chi ha voltato le spalle, di coloro che incredibilmente hanno fatto spallucce. Quella ragazza risulta semplicemente un altro numero da aggiungere alle colonne colorate delle statistiche, delle percentuali, dei dati esponenziali che dilatano a dismisura i tunnel senza via di emergenza,  la pratica del sopruso, della prepotenza, dell’omicidio del più debole, del più fragile, dell’innocente di turno. Per infervorare ...

Per la prima volta dissento

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Ho sempre ammirato e continuo ad ammirare mio fratello lupo Francesco, perché tale lo sento. Questa volta però dissento, infatti non ho mai amato le greggi in fila per due, né le adunanze addomesticate o supine al comando di chicchessia, infatti divergere, confliggere, sottende capacità di critica e di proposta, mai polemica spicciola e distruttiva. Chi ama gli animali, chi ne fa compagni di vita, proprio per questo non disconosce il rispetto per gli altri, tanto meno potrà mai esser indifferente alla sofferenza degli altri. Gli animali ci insegnano e imparano a vivere e convivere, non abbisognano di superlativi assoluti per rimanere al nostro fianco. Gli indifferenti non sono coloro che amano il proprio animale, gli indifferenti sono coloro che rendono questo terzo millennio una periferia esistenziale, gli indifferenti non sono una razza, perché le razze non rappresentano mai l'opposto e il contrario di amore. Vincenzo Andraous

Educare alla fragilità - 25 maggio 29016 a Pavia

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A giorni si svolgerà nella nostra città, un convegno sul tema dell'educare alla fragilità nella privazione della libertà. Parteciperanno molti esperti e specialisti della sanità, della giustizia, dell'Amministrazione Penitenziaria. Si tratterà di delineare nuove assi di coordinamento sociale finalmente condivise e partecipate, affinché si possa parlare del carcere e della pena non più solamente con grammatiche emergenziali sgrammaticate, ma con un progetto che metta in condizione di esser riconosciuti nei propri ruoli e come persone: gli operatori ed i detenuti. Sarà questo un momento importante di riflessione, per fare tesoro delle intuizioni e creatività di ognuno e di ciascuno, potrà concretizzarsi una possibilità per accorciare le distanze dalla reale sostanza delle cose, infatti il carcere non è assolutamente quello dei films. Occorre prendere coscienza che c'è da fare i conti con la persona/e, con i suoi errori, con la giusta punizione, ma anche con una carcera...

Pasqua e bombe

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Gesù dovrebbe rifiutarsi di risorgere La Croce indica le tante tragedie che ci colgono impreparati, nelle catene delle addomesticazioni,  delle abitudini stanche alle prigionie dell’anima. Le bombe stanno ai chiodi inaccettabili, documentata incoffessabilità delle strategie più disumane, statistiche accantonate di chi cade, di chi muore, di chi sopravvive violentato. Pasqua è riconciliazione, è riparazione, è offerta di riscatto nello stretto di ogni  più remota possibilità,  è slargo prospettico che non ci fa dimenticare quanto è avvenuto per il nostro delirio di onnipotenza  e per la nostra ipocrita capacità di commiserazione. Corpi dilaniati, violati, in nome della democrazia che veste i panni degli interessi, dei confini ad aprire e chiudere, priva di giustezza l’idea della pace nella guerra sbagliata di ieri, come in quella di oggi dal collare sgargiante. Pasqua è spinta forte all’attenzione, è fermata che ci chiede senza riserve di credere in noi stess...

Carcere recupero o distruzione? Riparazione

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Chi sbaglia paga è vero, ma la pena deve rispettare la dignità di ognuno e di ciascuno, perché rendere chi sconta la propria pena un disperato, significa alzare in percentuale la recidiva, nonché privare la società della dovuta sicurezza  e prevenzione. Nel proclamare questo Giubileo speciale della Misericordia, Papa Francesco ha interloquito anche sul carcere ormai ridotto a un mero contenitore di numeri, di cose, di oggetti, che imprigiona e abbrutisce. Di rieducazione, infatti, c’è traccia solamente in qualche operatore ( debbo dire professionalmente avanti, senza mancare di quella umanità che mai dovrebbe venire meno) per’altro avvilito e in sottonumero. Tanto meno, il Papa, disattende le vittime del reato: i feriti e gli offesi da quei crimini, gli innocenti, quelli che spesso rimangono al palo, anch’essi disperati. Tuttavia il detenuto è una “persona” che sconta la giusta pena, ma che, se aiutato convenientemente, potrebbe tentare di riparare al male perpetrato. Rieduc...

Occorre mettersi di traverso

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Su un quotidiano c’è la notizia di un minore arrestato per atti di bullismo persistente, reiterato, senza alcuna vergogna di infierire sul più debole, il più fragile, quello ingiustamente declinato a sfigato, la solita vittima, sempre più spesso all’angolo senza alcuna giustizia. Altri minorenni denunciati per possesso di droga, in classe, a scuola, dentro gli zainetti, come fosse un prodotto naturale da commerciare, usare, trasportare da uno spazio all’altro, dentro una vita appena iniziata e già compromessa.  Ragazzi a studiare per obbligo, poca attenzione alla salita, alla porta chiusa da aprire con garbo, studenti fermi all’angolo ad aspettare un passaggio, un tiramisù che stende senza fare complimenti.  Una mamma distrutta dal dolore chiede sommessamente: perché mio figlio in carcere?  Perché mio figlio senza essere un delinquente? Valori e disvalori che si cambiano di abito, di posto, si nascondono, si mimetizzano, costringendo all’appropriazione indebita, a ruba...