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L’accoglienza e il rispetto delle regole - di Vincenzo Andraous

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Migranti, perseguitati, rifugiati, Rom, Sinti, parti di uno stesso universo, ma distanti e differenti tra loro, una umanità non convergente ma spesso diametralmente opposta e contraria. Come operatore sociale ho visto, ho ascoltato, ho toccato con mano il degrado umano, quello con l’alzo zero nei riguardi di una dignità colpita a morte. Come uomo della strada ho osservato il cambiamento indotto nelle persone dalla miseria, fino a farle diventare marionette in balia del più prepotente. Come cittadino abituato a leggere la realtà che vivo, non posso non obiettare ogni forma di letteratura analfabeta, che vorrebbe sindacare l’indicibile, programmare il vuoto di valori e progettare futuro, senza però fare i conti con il passato. Popoli migranti con tradizioni e culture, con il proprio carico di disperazione e violenza insita nei bisogni disattesi, popoli e persone non meno malavitose di altre, in guerra tra poveri non meno di altri. Fare sociologia di comodo è affermare che i migranti,...

Costretto a subire le solite ragazzate

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Una signora mi ha detto che quanto accaduto in quel liceo, durante quella gita, è esageratamente folkloristico, inopportunamente sbandierato, negligentemente punitivo, perché a suo modo di vedere ci sono stati eccessi mediatici e di comunicazione in riferimento a un episodio che non è poi così grave. Non è successo nulla di eclatante, più semplicemente una goliardata, una presa in giro, né più né meno di un gioco. Una ragazzata come tante altre, una ragazzata come quelle che si fanno dalla notte dei tempi, una ragazzata da non prendere troppo sul serio, proprio per non farla diventare un caso che poi rischia d’esser irresponsabilmente replicato. Prima di risponderle ho davvero contato fino a dieci, per non incorrere in un surplus inadeguato di aggettivi e sostantivi di vecchio e nuovo conio. Ho sempre pensato che i nostri figli rappresentano quel che noi siamo come adulti e dunque anche come non volutamente maturi, dentro una sorta di antitesi al nostro ruolo genitoriale, di educa...

Pasqua di risurrezione e di rispetto

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Forse il mondo ha ereditato il suo inizio dal rispetto per il pianto di un bimbo, per il bene che non è mai scontato, per le parole che chiamano per nome. Rispetto che non tradisce, mai scompare,

Natale della compassione

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Quando arriva Natale, tu guardi il Bimbo, lì, c’è la risposta  ai cumuli di alienazione che schiacciano le urgenze dell’anima. A Natale sono certo valga la pena non rassegnarsi allo scempio, senza inutili rappresentazioni teatrali, ma operando con un atteggiamento e una condotta senza ambiguità. In questo tempo di mamme disorientate senza più identità, di padri rimossi dalla propria coscienza, di adolescenti sbrigativamente etichettati a mafiosi, di politica e antipolitica a soccombere,  di informazione e comunicazione malate, di speranze tumefatte, diventa affanno vivere per credere, per non rimanere “diversi”,  trasformati in frammenti di sopravvivenza. E’ tempo di Avvento, allora, fare un passo indietro, significa “ad-venire”  a una consapevolezza interiore che è la conseguenza di una presa di coscienza, costruendo nuova cultura di libertà, di responsabilità, di scelta, una vera azione morale,  che spinga alla fiducia, ad un superamento delle  prati...

Terra di odio e di vendetta

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Ci risiamo, come ieri, avanti, dopo Cristo, quella Croce offesa, umiliata, annientata. Ognuno a rivendicare ragione, diritto, giustizia, ciascuno a fare nel sangue la propria assoluzione da vincitore. Terre inzuppate di sofferenza imbavagliata, atrocità nascoste, massacri silenziati, dentro stati della mente ottusi e conclusi, dimensioni del cuore che non posseggono più alcuna compassione, pietà, l’ultima volontà di un perdono. Terre di potenti che non concedono più metri, ne tolgono, terre di ricchi e di poveri ridotte a camposanti, in preda all’ira della vendetta, a urlare colpe, condanne, accuse incrociate, la sentenza sta nei tanti e troppi volti reclinati. Eserciti bene intruppati e colonne di affaccendati con la polvere da sparo, tecniche di guerra e pratiche del terrore, popoli fintamente mascherati di giustizia, angolazioni di disumanità  abbandonata a se stessa, nell’esclusione sociale, caratterizzata dai più alti livelli di controllo sulle persone, subordinate ai col...

Reyhaneh Jabbari: giustizia costretta alla forca

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Una donna è stata costretta a salire sul patibolo. Lei come ultimo sberleffo a quel potere miserabile che la stava ammazzando, s’è messa a ballare con il cappio al collo. Una danza senza musica, senza rumore, senza parole, un dondolio assordante fino all’ultimo rantolo, nell’estremo tentativo di mantenere intatta la propria dignità, rimettendo al popolo dei giusti, per’altro assenti, quella condanna di un potere religioso, giuridico, politico, al di fuori di qualsiasi norma, legge, comando di Dio, sempre che Dio da quelle parti esista ancora o non gli sia gia’ stata tagliata la gola.  Un uomo tenta di stuprare la donna, che si difende disperatamente, riesce a sottrarsi dall’attacco di quel violento, per giunta funzionario dei servizi di Stato. Cosa fa la legge di quello Stato? La mette in galera, la tortura, la condanna a morte, infine la ricatta: se abiuri, se ritratti, se confessi di averlo ucciso per tuoi interessi, non perché ti stava violentando, ti verrà evitata la morte. Q...

Elena Madama: forza davvero!

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Stavo riflettendo tra me e me sulla tragicità di certi accadimenti, nella mente scolpita l’immagine di questa giovane donna, nel cuore una speranza immensa e una preghiera: forza Elena, forza davvero. Poi le parole diventano ferro bruciato, acciaio contorto, sono parole che hanno il sapore del sangue innocente mischiato al combustibile dell’ira che sale. Le parole si piegano agli spazi, alle virgole, ai punti in sospensione, non concedono pausa, solamente lo sconcerto della disperazione. La disperazione di chi è disperato al fondo, di chi non ha più speranza. Le parole ancora bussano sull’uscio, fanno pressione, spingono in avanti, incrinano la voce, fanno male al cuore, parole che urlano e gridano, graffiano e lacerano, sono parole che accatastano le emozioni, le fanno rimbalzare, disperdere, finché non rimane più niente. Parole, che ritornano, sottovoce, in punta di piedi, sono parole di una preghiera per lo più sconosciuta, ma ben allacciata in vita a chi cammina in ginocchio...