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Il presidente Margara - di Vincenzo Andraous

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Come cittadino detenuto colpevole, come ex detenuto, come cittadino libero, debbo molto all’intelligenza e alla fermezza di questo Magistrato, soprattutto in questo tempo di impegno e di responsabilità. Ho conosciuto il Dott. Alessandro Margara come Direttore Generale del  D.A.P.  in più occasioni, ho avuto a che fare con l’Uomo e con il Giudice, in entrambi i casi ; il rigore non ha mai disgiunto strada alla sua umanità, né l’autorevolezza della sua vista prospettica armeggiare con gli scarponi chiodati dagli interessi di potere. Nelle sue parole, azioni, analisi, traspariva la necessità di un ripensamento culturale che affermasse la giustezza di un principio, il quale non è filtrato da scuole di pensiero o strumentalizzazioni ideologiche: in carcere esiste un prima, un durante e un dopo, più il carcere recupererà persone, più il problema della sicurezza sarà soddisfatto, contrariamente a ciò che si è cercato di fare passare come principio sofistico. Margara stava anch’e...

La droga ricreativa dell'indifferenza - di Vincenzo Andraous

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Per mia impostazione culturale rispetto le idee di ognuno e di ciascuno, detto ciò non mi sottraggo dall'affermare il mio dissenso in merito a quanto espresso in video o carta stampata da personaggi più o meno in vista, sulla legalizzazione delle sostanze, su come la droga terapeutica sdogani la droga ricreativa. Ognuno mena il can per l'aia dove meglio pascola il proprio gregge, personalmente non mi frega una mazza di chi le spara a destra e chi a sinistra, di chi usa le parole per creare consensi, neppure cammino seminando verità, diffido di chi le ha ben depositate al fondo delle tasche, di chi pensa di esser capace di salvare chi. Dunque evitando inutili prese di posizione ideologiche, rimango convinto, dalle sempre nuove ricerche scientifiche, sanitarie ( per’altro assai autorevoli ), da ciò che vedo in Comunità Casa del Giovane dove svolgo il mio servizio, dal carico come somma degli errori della mia esperienza, i più esposti cioè i più giovani pagheranno come al soli...

Cosa dovrebbe insegnare il carcere?

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Cosa dovrebbe insegnare il carcere? Quale scopo e quale utilità? Eppure in carcere muore Caino e muore Abele senza giustizia. Non è semplice raccontare come in questi ultimi cinquant’anni il carcere sia andato incontro a una vera e propria mutazione antropologica. Rammento poco e male un carcere che non c’è più, un agglomerato sub-urbano appiccicato a un’era cretacea. Nelle mie pagine lo definisco un carcere analfabeta, dove il diritto era davvero un eufemismo. Così ben descritto dai vari Alberto Sordi e Nino Manfredi, i descamisados sopra i tetti delle circondariali, tanti detenuti in canotta o torso nudo, a srotolare lenzuola bianche dell’Amministrazione, una sequela di scritte sgangherate- sgrammaticate, a gettare tegole in strada per richiamare la più piccola attenzione. Di rimpiazzo ecco arrivare il carcere degli scarponi chiodati, della polvere da sparo, dei colpi secchi, alle spalle, da una parte e dall’altra, il furore della lotta armata,  degli anni di piombo ( l...

Sul carcere e sulla pena. Non è un film

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Sul carcere c’è sempre più confusione, sempre maggiore disinformazione, lo scollamento tra dentro e fuori è davvero allarmante, non consente di auspicare quel cambiamento che invece non è più rinviabile, se vogliamo che le persone che escono siano migliori di quando sono entrate. Occorre intervenire per delineare nuove assi di coordinamento sociale finalmente condivise e partecipate, affinché si possa parlare del carcere e della pena non più solamente con grammatiche emergenziali o interventi sgrammaticati, ma con un progetto che metta in condizione di esser riconosciuti nei propri ruoli e come persone: operatori e detenuti. In queste righe c’è il tentativo di formulare un momento di riflessione, per fare tesoro delle  intuizioni e creatività di ognuno e di ciascuno, per concretizzare la possibilità di restare ancorati alla reale sostanza delle cose, infatti il carcere non è assolutamente quello dei films, tanto meno quello della pancia al bar sport. Bisognerà prendere coscien...

La morte e l'indifferenza

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La testa mi scalcia alla base del collo, un fastidio persistente, una sofferenza scomposta, una ferita che non rimargina, sanguina e non consente alcuna consolazione. Da ore si susseguono le cataste di parole imbarazzanti, gestualità rubamazzetti dagli aggettivi altisonanti, recitazioni di urla e grida di indignazione. Da giorni il corteo dei commiati alla vita rubata fanno ingresso nelle case di ogni cittadino, certamente anche di quelli che hanno visto passando oltre. La ragazza è incollata al catrame dell’asfalto, bruciata viva, carbonizzata come la coscienza di chi ha voltato le spalle, di coloro che incredibilmente hanno fatto spallucce. Quella ragazza risulta semplicemente un altro numero da aggiungere alle colonne colorate delle statistiche, delle percentuali, dei dati esponenziali che dilatano a dismisura i tunnel senza via di emergenza,  la pratica del sopruso, della prepotenza, dell’omicidio del più debole, del più fragile, dell’innocente di turno. Per infervorare ...

Per la prima volta dissento

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Ho sempre ammirato e continuo ad ammirare mio fratello lupo Francesco, perché tale lo sento. Questa volta però dissento, infatti non ho mai amato le greggi in fila per due, né le adunanze addomesticate o supine al comando di chicchessia, infatti divergere, confliggere, sottende capacità di critica e di proposta, mai polemica spicciola e distruttiva. Chi ama gli animali, chi ne fa compagni di vita, proprio per questo non disconosce il rispetto per gli altri, tanto meno potrà mai esser indifferente alla sofferenza degli altri. Gli animali ci insegnano e imparano a vivere e convivere, non abbisognano di superlativi assoluti per rimanere al nostro fianco. Gli indifferenti non sono coloro che amano il proprio animale, gli indifferenti sono coloro che rendono questo terzo millennio una periferia esistenziale, gli indifferenti non sono una razza, perché le razze non rappresentano mai l'opposto e il contrario di amore. Vincenzo Andraous

Educare alla fragilità - 25 maggio 29016 a Pavia

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A giorni si svolgerà nella nostra città, un convegno sul tema dell'educare alla fragilità nella privazione della libertà. Parteciperanno molti esperti e specialisti della sanità, della giustizia, dell'Amministrazione Penitenziaria. Si tratterà di delineare nuove assi di coordinamento sociale finalmente condivise e partecipate, affinché si possa parlare del carcere e della pena non più solamente con grammatiche emergenziali sgrammaticate, ma con un progetto che metta in condizione di esser riconosciuti nei propri ruoli e come persone: gli operatori ed i detenuti. Sarà questo un momento importante di riflessione, per fare tesoro delle intuizioni e creatività di ognuno e di ciascuno, potrà concretizzarsi una possibilità per accorciare le distanze dalla reale sostanza delle cose, infatti il carcere non è assolutamente quello dei films. Occorre prendere coscienza che c'è da fare i conti con la persona/e, con i suoi errori, con la giusta punizione, ma anche con una carcera...